Dopomatch con Sandon, Cichello e Focosi

Interviste

Panoramica europea
Interviste
Libri di Boxe
Dopomatch con Sandon, Cichello e Focosi

Incontro Dario Cicchello, Carel Sandon e Michele Focosi subito dopo la riunione del 22 aprile scorso al Palaveneto di Ancona che li ha visti impegnati contro i pugili  del Team Lauri. Ho colto l’occasione per parlare con loro dei rispettivi incontri appena sostenuti  ma anche dei loro progetti futuri.

Carel Sandon ha battuto il suo avversario per KO alla seconda ripresa conducendo con personalità un incontro senza storia. Ci ha parlato poi della difficoltà nel trovare le occasioni di combattere, di dover incastrare l’allenamento tra i turni di lavoro, ma di crederci, nonostante tutto ciò, come non mai.
“Stavo bene ero carico e arrabbiato. Si fa una grande fatica a combattere qui in Italia, si fa davvero fatica ad avere una continuità ed essere in forma, al top, ogni volta che serve. Nonostante ciò ci tenevo particolarmente a fare una bella figura qui in Ancona perché è venuta tanta gente e perché qui, nelle Marche, sono in molti a conoscermi e ad apprezzarmi. La gente ha visto il mio KO. Sono arrivato a cinque su quattordici. Voglio farne sempre di più. Se fai un bel match senza rischi di rimanere sempre lì, di essere considerato uno che ha dei limiti. Il KO ha il suo fascino, come negarlo? 
Adesso però vorrei combattere con più continuità, andare in palestra con più voglia, vorrei pure levarmi una soddisfazione importante. Ho parlato con il mio  manager e volevo dimostrare che ci sono anche io nel gruppo Opi2000 per arrivare presto ad avere delle occasioni migliori.  Sono dieci anni che sto dietro a questo sport. Lavoro sodo e vado in palestra. Sempre. Sono un pugile operaio. Senza lavoro però sarei costretto a mollare e questa condizione è difficile. Inizio la mattina alle otto, sto sul tagliacarte in una rilegatoria di libri. Ci sto tutto il giorno tutti i giorni per otto ore. Dopo il lavoro, alle sei di sera, faccio una corsa nella zona industriale di Jesi, dove c’è la palestra, e poi mi alleno. La sveglia sempre alle sette. Mezz’ora di macchina per arrivare al posto di lavoro e si ricomincia. E’ così per me e non è facile, credetemi”.

Anche Dario Cicchello scalpita per avere un incontro importante. Questo con Kallai non lo ha soddisfatto appieno anche se è stato da lui condotto senza troppa difficoltà dall’inizio alla fine.
“Kallai è un pugile con molta esperienza, con quaranta match all’attivo, ha combattuto con Silvio Branco, con Gutknetcht che adesso farà l’Europeo contro McIntosh, insomma con tanti campioni importanti. Un collaudatore, certo, ma con tanta esperienza. Contro di lui, in Ancona, ho cercato di combattere al meglio, in linea, di non entrare nella bagarre. Quand’è così è chiaro che non finisci per fare un incontro spettacolare. Alla fine ho tentato anche di forzare e lui ha mostrato di non gradire i miei colpi al corpo. Però ha tenuto ed ho vinto ai punti. E’ andata bene così. Questa è la mia ventesima vittoria da professionista. Ho parlato con il mio manager Cherchi e ho detto lui con chiarezza che voglio un grande match, voglio combattere per un titolo anche a costo di rischiare e di lottare in situazioni sfavorevoli. D’altronde ho già combattuto con avversari di livello e la sconfitta non mi spaventa. So che ho un manager importante che vuole ciò che è meglio per me. A questo punto della mia carriera non posso che ringraziare tutti i tifosi che da Pisa sempre mi sostengono e i miei due sponsor oltre che amici cari, Toni Luigi che ha una ditta di scavi e demolizioni industriali ed Enio Cocchi della CarrozzeriaUfo Ospedaletto, che mi hanno seguito anche in questa occasione”.

Michele Focosi ha trovato per la prima volta un pugile in grado di metterlo in difficoltà e che, proprio per questo, gli ha fornito la giusta convinzione di poter competere per un titolo.
“E’ stato un bel match, Gerebecz è un pugile difficile. Avrei voluto fare di meglio, ero molto preparato ma era la mia prima volta sugli otto round e mi sono come bloccato nelle prime riprese. Mi sono tagliato subito nel corso del primo round su di un suo gancio e anche questo ha contribuito a rallentare la mia azione e a compromettere un po’ della mia lucidità. Poi, progressivamente, sono cresciuto, ho visto che i miei colpi avevano un certo effetto su di lui e questo mi ha dato la spinta per prendere in mano il combattimento. Mi è dispiaciuto quando si è tagliato perché non mi piacciono i match che finiscono così. Ma tant’è, anche questo è il professionismo. Sono in ogni caso soddisfatto perché continua la mia imbattibilità. Lui poi, devo dirlo, è stato un bell’avversario che mi ha fatto crescere, sicuramente il più forte che ho incontrato sino ad ora. C’è sempre bisogno di avversari così. Adesso vorrei provare a crescere ancora, con match sempre più impegnativi e che abbiano, magari, un titolo in palio”.

Articolo di Gabriele Tinti

Foto di Francesco Cesaroni

Staff Boxenet
30/04/2011 – 11.16
Articoli 1 – 6 di 41