La sfida tra Hagler e Leonard vista da Andrea Bacci

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La sfida tra Hagler e Leonard vista da Andrea Bacci

Andrea Bacci ha alcuni pregi fondamentali per chi si cimenta a scrivere un libro di sport: innanzitutto è un ricercatore puntiglioso proteso a vivisezionare tutte le fonti possibili, poi è anche un appassionato e lo dimostra, uscito dalla routine giornaliera del suo impiego al Comune, dedicandosi alla propaganda della disciplina come addetto stampa e giornalista a tutto campo. Non è poco. Il suo esordio “letterario pugilistico” è avvenuto con “L’ultimo volo dell’Angelo biondo”, vale a dire la drammatica storia di Angelo Jacopucci, il pugile di Tarquinia deceduto nel 1978 dopo il durissimo match con Alan Minter.

Di libri Andrea, penna o tastiera prolifica, ne ha scritti altri di sport diversi e argomenti di attualità. Lo scrittore si riaffaccia alla ribalta pugilistica con questo nuovo titolo: “Quell’ultima notte a Las Vegas”. Si riferisce alla notte del 6 aprile 1987 quando la boxe ebbe un altro sussulto, come la scossa di un terremoto, quando al Caesars Palace di Las Vegas s’incontrarono sulla rotta delle 12 riprese due fuoriclasse come Marvin Marvelous Hagler e Ray “Sugar” Leonard. Stranamente Marvelous era nome vero e anagrafico, mentre Sugar era un nickname che copiava, ma non usurpava quello che si riferì al più grande pugile di tutti i tempi, parliamo di Ray Robinson. Bacci dice che dopo quell’incontro nella boxe niente fu come prima. Fu così nelle famose sfide tra Louis e Schmeling, tra Alì e Liston, tra Alì e Foreman, tra Duran e Leonard, tra Arguello e Pryor, tra Hagler ed Hearns, tanto per fare alcuni esempi. Quello tra Leonard e Hagler era il match che tutti volevano, ma che sulla carta non aveva nessuna logica se non “il dio denaro”. Un incontro di cassetta tra due grandi che stavano scivolando lungo “il viale del tramonto”. Leonard si era ritirato da campione del mondo dei welter per il distacco della retina e Hagler, campione dei medi, cominciava a sentire la stanchezza per la bellezza e la durezza gladiatoria dei suoi combattimenti, soprattutto l’ultimo con John Mugabi, quello che non a torto veniva chiamato la “Bestia”. Si cercava in quel momento di sfruttare al massimo un periodo d’oro con grandi campioni, un filone che poteva terminare da un momento all’altro.

Il libro ripercorre separatamente le strade di Marvin Hagler e Ray Leonard, due binari dapprima paralleli, ma che poi trovano il punto d’arrivo, o la stazione dentro il famoso albergo di Las Vegas. Un match che avrebbe portato tanti soldi ma non la gloria, oscurata da polemiche che continuano dopo più di vent’anni. Quel match lo vinse ai punti Leonard, ma ancora oggi Hagler giura di aver vinto lui. Ci sono alcune cose avvolte nel mistero: perché Hagler abbia cominciato a carburare solo dopo la prima metà del combattimento, ma soprattutto perché Hagler non abbia più combattuto e non si sia fatta una rivincita che avrebbe fatto sbancare qualsiasi botteghino.

Lo scrittore confessa di aver utilizzato oltre alla carta stampata anche e soprattutto internet in un interminabile copia e incolla. Il tutto fatto con proprietà di linguaggio, con logica ferrea e quel pizzico di abilità e bravura per rendere la lettura scorrevole come un giallo dal finale a sorpresa, con l’intento di una risposta che ancora oggi è incerta.
“Quell’ultima notte a Las Vegas”, 123 pagine, è edito da Bradipolibri, specializzato in letteratura sportiva.

Alfredo Bruno
22/05/2010 – 17.00
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