Il punto sulla Boxe Europea - Lituania

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Il punto sulla Boxe Europea - Lituania

In Lituania il pugilato è uno sport di nicchia, caratterialmente il popolo della repubblica baltica è più portato per le discipline di squadra, dove in pochi anni ha costruito delle solide realtà come i team nazionali di basket, hockey su ghiaccio e pallamano, nonostante questa premessa l’attività sportiva di base ha un ruolo scolastico importante e anche il pugilato è una delle discipline le cui nozioni basilari sono insegnate a livello giovanile negli istituti, dopo le parentesi formative c’è però un calo vistoso e sono ben pochi i ragazzi lituani che scelgono come attività primaria la boxe, strano, la razza lituana è una delle più combattive e coraggiose dell’Europa nord orientale, nei secoli non si è mai rassegnata alle varie dominazioni e ha sempre lottato strenuamente, non per niente la Lituania è sempre stata citata come l’Irlanda dell’Est Europa, di solito condizioni di vita del genere sono la base a cui si attinge per creare solidi e indomiti warriors, dopo l’indipendenza (primo stato dell’ex Unione Sovietica a farlo, anche se il riconoscimento è arrivato qualche anno dopo) ci si aspettava qualcosa in più anche a livello dilettantistico, in realtà, a parte qualche sporadica apparizione nei principali appuntamenti le tracce di fighters lituani sono minime, una medaglia di bronzo agli europei, quella del supermassimo Jaroslavas Jakšto e qualche buon piazzamento dell’altro gigante Rimantas Prismantas

Non bisogna però dimenticare che negli anni ruggenti della boxe moderna, soprattutto negli States e a cavallo delle due guerre mondiali, molti ottimi pugili di etnia lituana sono arrivati al top, erano i figli o i discendenti dell’enorme massa migratoria che dalla fine dell’Ottocento si è spostata nel nord e nell’ovest degli Stati Uniti per lavorare nelle miniere, nelle ferrovie e nei boschi della nascente potenza, queste solide comunità hanno prodotto due campioni del mondo, il peso medio George Chip (George Chipulonis), macchina da combattimento capace di oltre 160 incontri ufficiale e almeno altrettante esibizioni in tredici anni di carriera e il più famoso Jack Sharkey (Joseph Paul Zukauskas), due volte campione del mondo (nel 1929 e nel 1932) dei pesi massimi che ha attraversato due epoche di grandi world heavyweight contenders, da Jack Dempsey a Joe Louis, passando per Max Schmeling, Primo Carnera e Tommy Loughran, la sera del 26 Settembre 1929, quando Sharkey distrusse in tre riprese Loughran, diventando campione del mondo c’erano oltre quarantacinquemila spettatori sugli spalti dello Yankee Stadium che apprezzarono il suo stile da counter-puncher, uno dei primi nella storia, regno, a quel tempo di rudi e feroci mazzolatori non sempre ortodossi.In tempi più recenti non sono molte le tracce di pugili lituani di buon livello, il migliore è sicuramente stato il leggero junior Rimvydas Bilius, campione nazionale russo e primo professionista lituano, la sua buona carriera iniziale con anche una sfida europea si è però chiusa con una seconda parte da collaudatore con un’interminabile sequenza di sconfitte, anche molto dure, pochi match anche per l’ex stella dilettantistica Rimantas Prismantas, lanciato nei professionisti dalla Panix, la società britannica di Panos Eliades, vero talent scout del sottobosco orientale, Prismantas però a differenza dei suoi compagni di avventura (Dzindziruk, Adamek e Sosnowski) ha mollato presto, solo sette match in diciotto mesi da professionista, da ricordare poco altro, il peso massimo mancino Mindaugas Kuliskaukas, solido e discreto collaudatore e il terzetto Ganny Davidovas, Oskar Miltikas e Ivor Bonavic, onesti co-equipier di scena sui ring britannici fino a qualche anno fa. 

Nelle classifiche EBU dell’ultimo mese, sono solo due i pugili lituani presenti, entrambi sotto la ventesima posizione, il mediomassimo Mantas Tarvydas e il peso medio Virgilijus Stapulionis, i due giovani ‘boscaioli’ (provengono dalla regione lituana famosa per i suoi boschi e le sue foreste), sono, come molti Eastern warriors degli sterminatori in patria, dove il loro record viene gonfiato con incontri spesso squilibrati (Stapulionis ha dieci successi per ko contro dieci esordienti), ma che appena escono dai confini baltici mostrano tutti i limiti e le manchevolezze della loro boxe, Tarvydas ad esempio, ha disputato sei incontri con dei titoli in palio all’estero racimolando ben sei sconfitte, molto più tosti e forse meritevoli sono il cruiser Remigijus Ziausys e il medio Thomas Grublys, molto attivi all’estero, Grublys vive a Londra e Ziausys combatte ogni dove, hanno nella solidità la qualità migliore, Ziausys ha incontrato il meglio del continente al limite anche dei pesi massimi inchinandosi prima del limite solo alla stella nascente del pugilato tedesco Alexander Frenkel, Grublys invece s’è dovuto piegare solo per ferita ed ha una buona classifica nella lista di categoria britannica che per inciso presenta oltre cento trenta pesi medi.

 Virgilijus Stapulionis      

Enrico Crociati
22/02/2010 – 12.00
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